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Palazzo Vitelleschi e il Museo Nazionale Tarquiniense
PALAZZO Vitelleschi fu realizzato tra il 1436 ed il 1439 su volere del Cardinale Giovanni Vitelleschi incorporando elementi precedenti come la torre dei conti Fani. Il Palazzo venne progettato da Giovanni Dalmata e ad un non precisato 'artista abbruzzese'. Morto il Cardinale Vitelleschi l'edificio divenne residenza papale ospitando Alessandro VI nel 1492, Giulio II nel 1505 e Leone X nel 1509. Dal 1924 è proprietà del Comune ed ospita il Museo Nazionale Tarquiniense. La facciata è impostata su tre moduli distinti che mostrano il passaggio da uno stile gotico ad uno rinascimentale. Il portale è sormontato da un timpano triangolare con lo stemma della famiglia Vitelleschi; sopra si apre una grande finestra monofora (forse in origine bifora) ed ancora un loggiato trabeato.

Superato il portone d'ingresso su Piazza Cavour siamo nel vestibolo quadrato; il cortile a pianta trapezoidale ha al centro un pozzo con vera ottagonale che ha scolpito su una delle facce lo stemma dei Vitelleschi. Nel cortile sono depositati dversi sarcofagi etruschi oltre ad altri elementi architettonici di epoca romana.  |
Di notevole interesse sono ancora la cappella e l'anticappella del palazzo in cui si conserva un ciclo di affreschi sul tema de 'La storia della virtuosa Lucrezia' e 'Gesù tra i dottori'. Il Museo Nazionale Tarquiniense ospitato nelle sale del Palazzo Vitelleschi è uno dei più importanti al mondo per lo studio della civiltà etrusca. Il nucleo originale del Museo deriva dalla collezione Bruschi-Falgari e dalle raccolte comunali del Museo Civico. Tra i numerosi reperti in mostra nei tre piani dell'edificio è conservato il celebre gruppo scultoreo dei Cavalli Alati recentemente riportati allo splendore originale (2005) dopo un delicato restauro durato due anni. Il gruppo faceva parte della decorazione del tempio dell'Ara della Regina e venne rinvenuto nel 1938 dall'archeologo Pietro Romanelli; la lastra (cm 114 x cm 124) decorava il frontone del grande edificio sacro ed era applicata alla testata di uno dei travi portanti del triangolo frontonale. |

Nel Museo sono ancora consevati di dipinti staccati, per ragioni di conservazione, dalle pareti di alcune tombe come quella della Nave, della Scrofa Nera, del Triclinio, del Letto Funebre, delle Bighe, delle Olimpiadi e dei Bruschi.
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