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La Basilica e le Catacombe di Santa Cristina
IL complesso architettonico della Basilica di Santa Cristina è formato da quattro diversi nuclei: la Grotta e le Catacombe di Santa Cristina, l'edificio romanico, la Cappella del Miracolo e la Cappella di San Leonardo. La Grotta di Santa Cristina, sebbene nella sua struttura attuale risalga al X secolo, deve essere considerata come la parte più antica del complesso e come il luogo di culto primitivo della Santa. Secondo la tradizione (le fonti letterarie più antiche si riferiscono però ad una Cristina martire di Tiro in Fenicia) Cristina era la figlia del prefetto Urbano che convertitasi al cristianesimo venne condannata a subire atroci torture dalle quali però usciva ogni volta indenne. Solo il 24 luglio di un anno non precisato del regno di Diocleziano (fine III sec. d. C.) venne uccisa trafitta da una freccia. Cristina venne sepolta nelle catacombe e sopra la sua sepoltura venne in seguito posto un altare. Il sarcofago di basalto che venne rinvenuto nel 1880 non deve quindi ritenersi come la tomba originaria della Santa ed alcuni dati monumetali confermerebbero quindi la presenza di una tomba venerata in quest'area già in un periodo precedente. All'interno del sarcofago venne rinvenuta un'urnetta marmorea recante l'iscrizione "Qui riposa il corpo della beata Cristina martire".

Il monumeto funebre alla Santa conservato nella Grotta è una terracotta dipinta e non smaltata di Giovanni della Robbia. Al centro della Grotta è posto l'altare del Miracolo (o delle Quattro Colonne) che incorpora la pietra che secondo la tradizione reca l'impronta dei piedi di Santa Cristina ("Santa Cristina fu gettata nel lago [...] e sebbene costei toccasse il fondo, come è provato dai piedi sulla pietra [...] ritornò salva a riva". G. Dennis). L'altare è protetto da una balaustra in pietra risalente al XVI secolo. Il Ciborio a copertura piramidale e sorretto da quattro colonne rosa è invece databile tra l'VIII ed il IX secolo. L'altare del Miracolo è legato al celebre miracolo eucaristico come narrato ancora da George Dennis:
Quell'evento accadde nella chiesa di Santa Cristina circa sei secoli fa (1263, n.d.r.), allorché un prete che celebrava la messa, fu assalito dai dubbi sulla reale presenza della divinità - dubbi neppure espressi - e il sangue sprizzò immediatamente dall'ostia lasciando macchie sull'altare e sul pavimento di marmo, dove si possono vedere oggi - ben riparate, comunque, da un offensivo esame critico.
Le pietre sono conservate nella barocca Cappella del Miracolo adiacente alla Grotta e custodite in un reliquario (1940) ad opera di Maurizio Ravelli. Il corporale macchiato di sangue è invece conservato nel Duomo di Orvieto.

La Cappella del Miracolo fu costruita nel XVII nell'area in cui era originariamente un grande cortile. La facciata neoclassica risale al 1863. L'interno è a pianta circolare ed in stile barocco. Il miracolo eucaristico è descritto in una tela di Francesco Trevisani (XVIII secolo) posta sopra l'altare maggiore. La chiesa romanica a tre navate con pianta a croce latina risale all'anno 1078 e venne probabilmente eretta su di un precedente edificio religioso come opera di devozione di Matilde di Canossa e papa Gregorio VII. Il campanile, ornato da tre ordini di bifore, è del secolo XIII.
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La facciata della chiesa (voluta da Giovanni de' Medici, futuro papa Leone X) risale invece alla fine del XV secolo. La lunetta del portale centrale è decorata da una terracotta di Benedetto Buglioni e raffigurante una Madonna con Bambino e i Santi Cristina e Giorgio. Sempre di Buglioni sono il Ciborio ceramico conservato nella Cappella del SS. Sacramento (restaurato nel 1995) e le terracotte della porta della Cappella di San Leonardo. Nella Cappella di Santa Lucia si possono ammirare affreschi del XV secolo opera di Domenico di Giovanni De Ferrariis da Mondovì. Ogni anno, la sera del 23 luglio, ha luogo la manifestazione più importante di Bolsena, i Misteri di Santa Cristina durante la quale la statua della Santa viene traslata dalla basilica alla Chiesa del Santissimo Salvatore nel quartiere Castello; durante il percorso è prevista la messa in scena di cinque supplizi subiti dalla martire. Il giorno seguente la statua ritorna nella basilica e vengono rappresentati altri cinque martiri. Tra le scene solitamente raffigurate si ricordano: la ruota, la fornace, la caldaia, il lago, i diavoli, le verghe, i serpenti, le frecce, la sepoltura. |
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